giovedì 26 novembre 2009

I giovani d’oggi hanno perso il valore del letame.

E’ questa frase quasi inutile, irriverente e dal significato quasi incomprensibile che mi porta a parlare del crocifisso. A difendere il crocifisso che così come il letame ti porta a sporcarti le mani, ti porta a terra e ai valori ai principi base del nostro vivere.

Dico difendere perché dall’enunciato qui sopra non ci si limita a discutere una sentenza opponendo motivazioni giuridiche ma nel tentativo di mettere nella giusta luce, nella propria luce, il crocifisso ci si erge a conoscitori profondi del vero significato del crocifisso e ci si erge a moralizzatori. Una volta si diceva anche farisei credo.

Il crocifisso da fastidio.

Per fortuna dico io!!!

Un po’ come l’olezzo del letame che si tenta di far sparire chiudendo i finestrini delle macchine quando si passa in modo da evitarlo. Però il crocifisso non si può evitare, lo si può togliere ma sulle pareti resterà la sua ombra. Fintanto che non lo si vorrà cancellare con una mano di vernice.

Qualcuno dice che il crocifisso basta averlo nel cuore e non serve pubblicizzarlo, ma questa è più una questione interna, una questione di ciascun “cuore” e non voglio assolutamente entrare nel merito delle singole persone.

Ci mancherebbe.

Da diversi anni spuntano fuori come funghi i vari ricorsi ai tribunali dei vari “offesi” dal crocifisso e dalla mancanza di laicità di questo nostro stato laico (anche se probabilmente il termine più corretto forse sarebbe Stato Concordatario). E puntualmente ci sono sentenze: una volta a favore e una volta contro. Poiché è citata la sentenza del 2003 riguardo al ricorso di Abel Smith mi piace allora citare l’ultima sentenza italiana sull’argomento, elencata al punto 15 delle circostanze della sentenza della Corte Europea.

Si tratta della sentenza numero 556 del 2006 del Consiglio di Stato (che parafrasando le uscite di Berlusconi sicuramente saranno una “manica di baciapile servi della chiesa”):


“In questa sede giurisdizionale, per il problema innanzi ad essa sollevato della legittimità della esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche, disposto dalle autorità competenti in esecuzione di norme regolamentari, si tratta in concreto e più semplicemente di verificare se tale imposizione sia lesiva dei contenuti delle norme fondamentali del nostro ordinamento costituzionale, che danno forma e sostanza al principio di “laicità” che connota oggi lo Stato italiano, ed al quale ha fatto più volte riferimento il supremo giudice delle leggi.

È evidente che il crocifisso è esso stesso un simbolo che può assumere diversi significati e servire per intenti diversi; innanzitutto per il luogo ove è posto.

In un luogo di culto il crocifisso è propriamente ed esclusivamente un “simbolo religioso”, in quanto mira a sollecitare l’adesione riverente verso il fondatore della religione cristiana.

In una sede non religiosa, come la scuola, destinata all’educazione dei giovani, il crocifisso potrà ancora rivestire per i credenti i suaccennati valori religiosi, ma per credenti e non credenti la sua esposizione sarà giustificata ed assumerà un significato non discriminatorio sotto il profilo religioso, se esso è in grado di rappresentare e di richiamare in forma sintetica immediatamente percepibile ed intuibile (al pari di ogni simbolo) valori civilmente rilevanti, e segnatamente quei valori che soggiacciono ed ispirano il nostro ordine costituzionale, fondamento del nostro convivere civile. In tal senso il crocifisso potrà svolgere, anche in un orizzonte “laico”, diverso da quello religioso che gli è proprio, una funzione simbolica altamente educativa, a prescindere dalla religione professata dagli alunni.

Ora è evidente che in Italia, il crocifisso è atto ad esprimere, appunto in chiave simbolica ma in modo adeguato, l’origine religiosa dei valori di tolleranza, di rispetto reciproco, di valorizzazione della persona, di affermazione dei suoi diritti, di riguardo alla sua libertà, di autonomia della coscienza morale nei confronti dell’autorità, di solidarietà umana, di rifiuto di ogni discriminazione, che connotano la civiltà italiana.

Questi valori, che hanno impregnato di sé tradizioni, modo di vivere, cultura del popolo italiano, soggiacciono ed emergono dalle norme fondamentali della nostra Carta costituzionale, accolte tra i “Principi fondamentali” e la Parte I della stessa, e, specificamente, da quelle richiamate dalla Corte costituzionale, delineanti la laicità propria dello Stato italiano.

Il richiamo, attraverso il crocifisso, dell’origine religiosa di tali valori e della loro piena e radicale consonanza con gli insegnamenti cristiani, serve dunque a porre in evidenza la loro trascendente fondazione, senza mettere in discussione, anzi ribadendo, l’autonomia (non la contrapposizione, sottesa a una interpretazione ideologica della laicità che non trova riscontro alcuno nella nostra Carta fondamentale) dell’ordine temporale rispetto all’ordine spirituale, e senza sminuire la loro specifica “laicità”, confacente al contesto culturale fatto proprio e manifestato dall’ordinamento fondamentale dello Stato italiano. Essi, pertanto, andranno vissuti nella società civile in modo autonomo (di fatto non contraddittorio) rispetto alla società religiosa, sicché possono essere “laicamente” sanciti per tutti, indipendentemente dall’appartenenza alla religione che li ha ispirati e propugnati.

Come ad ogni simbolo, anche al crocifisso possono essere imposti o attribuiti significati diversi e contrastanti, oppure ne può venire negato il valore simbolico per trasformarlo in suppellettile, che può al massimo presentare un valore artistico. Non si può però pensare al crocifisso esposto nelle aule scolastiche come ad una suppellettile, oggetto di arredo, e neppure come ad un oggetto di culto; si deve pensare piuttosto come ad un simbolo idoneo ad esprimere l’elevato fondamento dei valori civili sopra richiamati, che sono poi i valori che delineano la laicità nell’attuale ordinamento dello Stato.

Nel contesto culturale italiano, appare difficile trovare un altro simbolo, in verità, che si presti, più di esso, a farlo; e l’appellante del resto auspica (e rivendica) una parete bianca, la sola che alla stessa appare particolarmente consona con il valore della laicità dello Stato.

La decisione delle autorità scolastiche, in esecuzione di norme regolamentari, di esporre il crocifisso nelle aule scolastiche, non appare pertanto censurabile con riferimento al principio di laicità proprio dello Stato italiano.

La pretesa che lo Stato si astenga dal presentare e propugnare in un luogo educativo, attraverso un simbolo (il crocifisso), reputato idoneo allo scopo, i valori certamente laici, quantunque di origine religiosa, di cui è pervasa la società italiana e che connotano la sua Carta fondamentale, può semmai essere sostenuta nelle sedi (politiche, culturali) giudicate più appropriate, ma non in quella giurisdizionale.

In questa sede non può, quindi, trovare accoglimento la richiesta dell’appellante che lo Stato e i suoi organi si astengano dal fare ricorso agli strumenti educativi considerati più efficaci per esprimere i valori su cui lo Stato stesso si fonda e che lo connotano, raccolti ed espressi dalla Carta costituzionale, quando il ricorso a tali strumenti non solo non lede alcuno dei principi custoditi dalla medesima Costituzione o altre norme del suo ordinamento giuridico, ma mira ad affermarli in un modo che sottolinea il loro alto significato.”


Cosa vuol dire tutto questo? Semplicemente che ognuno può prendere tutte le sentenze che vuole per dimostrare le proprie ragioni. E tutti avranno ragione: una volta i laici che non lo vogliono e l’altra i credenti, ma anche i non credenti, che lo vogliono.

Una volta s’impugna il tar per avere ragione, un’altra si prende ad esempio la cassazione, poi il Consiglio di Stato, la Corte Europea, l’ Onu, il Consiglio Supremo della Via Lattea, la Federazione Unita dei Piani del Governo Interstellare….

Però il crocifisso, si badi bene non una semplice croce ma la crocifissione di Gesù Cristo, esisterà sempre e ci sarà sempre chi si batterà perché resti sempre pubblico, perché resti sempre su un muro a guardare fisso negli occhi tutti: credenti, non credenti, ipocriti.

Si cita pure il lato oscuro del crocifisso e mi compiaccio di citare un noto cavaliere Jedi del nostro tempo (benché spesso io sia in contrasto con quanto dice), Marco Travaglio:

Gesù Cristo è un fatto storico e una persona reale, morta ammazzata dopo indicibili torture, pur potendosi agevolmente salvare con qualche parola ambigua, accomodante, politichese, paracula.

È, da duemila anni, uno “scandalo” sia per chi crede alla resurrezione, sia per chi si ferma al dato storico della crocifissione. L’immagine vivente di libertà e umanità, di sofferenza e speranza, di resistenza inerme all’ingiustizia, ma soprattutto di laicità (“date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”) e gratuità (“Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”).

Gratuità: la parola più scandalosa per questi tempi dominati dagli interessi, dove tutto è in vendita e troppi sono all’asta. Gesù Cristo è riconosciuto non solo dai cristiani, ma anche dagli ebrei e dai musulmani, come un grande profeta. Infatti fu proprio l’ideologia più pagana della storia, il nazismo – l’ha ricordato Antonio Socci - a scatenare la guerra ai crocifissi. È significativo che oggi nessun politico né la Chiesa riescano a trovare le parole giuste per raccontarlo.


Eppure basta prendere a prestito il lessico familiare di Natalia Ginzburg, ebrea e atea, che negli anni Ottanta scrisse:


“ Ma il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. E' l'immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l'idea dell'uguaglianza fra gli uomini fino allora assente.

La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo. Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo? Sono quasi duemila anni che diciamo "prima di Cristo" e "dopo Cristo". O vogliamo forse smettere di dire così?

Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. E' muto e silenzioso. C'è stato sempre. Per i cattolici, è un simbolo religioso. Per altri, può essere niente, una parte dei muro. E infine per qualcuno, per una minoranza minima, o magari per un solo bambino, può essere qualcosa dì particolare, che suscita pensieri contrastanti. I diritti delle minoranze vanno rispettati.

Dicono che da un crocifisso appeso al muro, in classe, possono sentirsi offesi gli scolari ebrei. Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato, e non è forse morto nel martirio, come è accaduto a milioni di ebrei nei lager?

Il crocifisso è il segno del dolore umano. La corona di spine, i chiodi, evocano le sue sofferenze. La croce che pensiamo alta in cima al monte, è il segno della solitudine nella morte. Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino.

Il crocifisso fa parte della storia del mondo.

Per i cattolici, Gesù Cristo è il figlio di Dio. Per i non cattolici, può essere semplicemente l'immagine di uno che è stato venduto, tradito, martoriato ed è morto sulla croce per amore di Dio e dei prossimo. Chi è ateo, cancella l'idea di Dio ma conserva l'idea dei prossimo. Si dirà che molti sono stati venduti, traditi e martoriati per la propria fede, per il prossimo, per le generazioni future, e di loro sui muri delle scuole non c'è immagine.

E' vero, ma il crocifisso li rappresenta tutti. Come mai li rappresenta tutti? Perché prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei e neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà fra gli uomini.

E di esser venduti, traditi e martoriati e ammazzati per la propria fede, nella vita può succedere a tutti. A me sembra un bene che i ragazzi, i bambini, lo sappiano fin dai banchi della scuola.

Gesù Cristo ha portato la croce. A tutti noi è accaduto o accade di portare sulle spalle il peso di una grande sventura. A questa sventura diamo il nome di croce, anche se non siamo cattolici, perché troppo forte e da troppi secoli è impressa l'idea della croce nel nostro pensiero. Tutti, cattolici e laici portiamo o porteremo il peso, di una sventura, versando sangue e lacrime e cercando di non crollare. Questo dice il crocifisso. Lo dice a tutti, mica solo ai cattolici.

Alcune parole di Cristo, le pensiamo sempre, e possiamo essere laici, atei o quello che si vuole, ma fluttuano sempre nel nostro pensiero ugualmente. Ha detto "ama il prossimo come te stesso". Erano parole già scritte nell'Antico Testamento, ma sono divenute il fondamento della rivoluzione cristiana. Sono la chiave di tutto.

Sono il contrario di tutte le guerre. Il contrario degli aerei che gettano le bombe sulla gente indifesa. Il contrario degli stupri e dell'indifferenza che tanto spesso circonda le donne violentate nelle strade.

Si parla tanto di pace, ma che cosa dire, a proposito della pace, oltre a queste semplici parole? Sono l'esatto contrario del modo in cui oggi siamo e viviamo. Ci pensiamo sempre, trovando esattamente difficile amare noi stessi e amare il prossimo più difficile ancora, o anzi forse completamente impossibile, e tuttavia sentendo che là è la chiave di tutto.

Il crocifisso queste parole non le evoca, perché siamo abituati a veder quel piccolo segno appeso, e tante volte ci sembra non altro che una parte dei muro. Ma se ci viene di pensare che a dirle è stato Cristo, ci dispiace troppo che debba sparire dal muro quel piccolo segno.

Cristo ha detto anche: "Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia perchè saranno saziati". Quando e dove saranno saziati? In cielo, dicono i credenti. Gli altri invece non sanno né quando né dove, ma queste parole fanno, chissà perché, sentire la fame e la sete di giustizia più severe, più ardenti e più forti.

Cristo ha scacciato i mercanti dal Tempio. Se fosse qui oggi non farebbe che scacciare mercanti. Per i veri cattolici, deve essere arduo e doloroso muoversi nel cattolicesimo quale è oggi, muoversi in questa poltiglia schiumosa che è diventato il cattolicesimo, dove politica e religione sono sinistramente mischiate. Deve essere arduo e doloroso, per loro, districare da questa poltiglia l'integrità e la sincerità della propria fede. lo credo che i laici dovrebbero pensare più spesso ai veri cattolici. Semplicemente per ricordarsi che esistono, e studiarsi di riconoscerli, nella schiumosa poltiglia che è oggi il mondo cattolico e che essi giustamente odiano.

Il crocifisso fa parte della storia del mondo. I modi di guardarlo e non guardarlo sono, come abbiamo detto, molti. Oltre ai credenti e non credenti, ai cattolici falsi e veri, esistono anche quelli che credono qualche volta sì e qualche volta no. Essi sanno bene una cosa sola, che il credere, e il non credere vanno e vengono come le onde dei mare. Hanno le idee, in genere, piuttosto confuse e incerte. Soffrono di cose di cui nessuno soffre.

Amano magari il crocifisso e non sanno perché. Amano vederlo sulla parete. Certe volte non credono a nulla.

E' tolleranza consentire a ognuno di costruire intorno a un crocifisso i più incerti e contrastanti pensieri. “

A conclusione di tutto, un tutto sicuramente, e me ne spiace, un po’ confuso ribadisco la mia contrarietà alle motivazioni riportate qui sopra del perché non ci voglia un crocifisso. Un crocifisso che garantisce sicuramente la libertà e la convivenza tra diversi rendendo tutti uguali di fronte ad esso. "


Proprio come insegnava quel tale finito lì.


Un’ultima battuta: peccato veramente che come citato la cristianità non sia un elemento fondante dell’Europa al pari dell’Illuminismo o del movimento operaio socialista.

Un peccato non perché non lo sia stata ma perché degli uomini, al pari dei

giudici che emanano sentenze, hanno deciso che non fosse il caso.


mercoledì 3 dicembre 2008

IO e TU siamo NOI

IO: Buongiorno numero di tel 035000000 chiamo per un guasto ADSL
Operatore primaria azienda fornitrice...insomma 'a Telecom: sì la ditta M&F...bene...(seguono domande di rito sul guasto)....uscirà il tecnico nel pomeriggio le dò il numero di chiamata
Io: ...bene....
OP:..aspetti...c'è già una chiamata aperta, non posso aprirne un'altra le do quel numero
Io: scusi ma io non ho fatto altre chiamate per guasto
Op: sì ma la chiamata è aperta...verifico...ecco...fatta dal Sig. Andrea
Io: ah bè facile...guardi che qua non c'è nessun Andrea
Op: sì ma la chiamata c'è, non l'ha fatta qualche suo collega
Io: scusi se insisto ma nella mia azienda non c'è nessun Andrea quindi c'è EVIDENTEMENTE un errore
Op: no no qua la chiamata è già stata aperta quindi non ne posso aprire un'altra , le do il numero
IO: ho capito ma quella NON è la NOSTRA chiamata, io ho chiamato adesso parlando con lei prima, ieri, l'altro ieri etc non ha chiamato nessuno
OP: no guardi qui c'è la chiamata referente Andrea tel 331000000
IO: non conosco nessun numero così controlli meglio
OP: le ripeto...dunque...ditta M&F di BARGIATE
IO: guardi io manco so dove cazzo sia Bargiate, noi siamo a Curno.
Op:...ehm...uhm...ahhhhh...eh sì....già...effettiv...infatt....qualche mio collega deve aver sbagliato l'incolla...infatti voi siete la ditta M&F in via XY a Curno....giusto giusto....per fortuna che CE NE SIAMO ACCORTI
Io: ........................

martedì 25 novembre 2008

Disparità di trattamento

In Inghilterra questa:


In Italia invece questa:

venerdì 14 novembre 2008

L'ha detto !!!

L'ha detto. Dopo vani, innumerevoli e direi quasi inutili tentativi l'ha detto. Cos'avrà mai detto di così di speciale? Il suo nome.
Eh già, ovviamente stiamo parlando del principino Nicola che s'è degnato di pronunciare il proprio nome. Qualcuno potrebbe obbiettare "eh sai quale novità....sai la difficoltà..se riesce a dire atanta, ele, evia e via dicendo che problema c'è a dire Nicola?"
E invece no. La difficoltà c'era perchè fino ad ieri ogni tentativo veniva cassato: "come ti chiami tu? Tu" (già che scemi, se lo chiami Tu ovvio che ti risponderà tu). Allora provi a raggirarlo e da un semimpersonale TU si è passati ad un più simbolo BIMBO. "Chi ha fatti i dispetti? Bimbo...Chi vuole il latte? Bimbo" (naturalmente indicandosi anche col ditino). Tutti i giorni per gli ultimi due mesi le risposte sono state queste, anche aiutandolo si finiva con "ti chiami Ni...BIMBO"....ieri con immensa gioia è riuscito a concludere con un, peraltro in maniera dolcissima, "Ni..OLA".
Siamo ancora all'inizio ma è un buon primo passo, nel frattempo si procedere a passo spedito nell'individuazione dei nomi singolari, plurali, maschili e femminili: "cappuccetto rosso ha le scarpe...OSSE. Le mutande? OSSE. I pantaloni? OSSI. La giacca? OSSA. Il cappuccio? OSSO".

(nota a margine: Cappuccetto Rosso nel 2008 è diventato un abile viaggiatore di mondo. Nelle sue scampagnate nel bosco trova spesso: Saetta McQueen, Dumbo, trattori, giraffe e leoni vari e compra pure il pane al Forno delle Bontà dietro casa nostra)

lunedì 3 novembre 2008

La vita non è bella, di più

Uno guarda alla finestra e vede acqua a ettolitri che scende da giorni.
Uno guarda i muri di casa e vede la muffa che comincia a mettere radici grazie all'acqua che scende da giorni.
Uno cerca di addormentarsi e sente la pioggia che scende.
Se poi accende la tv i tiggì danno come notizia principale la situazione meteo in italia.
Roba che uno poi ad un certo punto affranto si deprime.
Ma come faccio a deprimermi se guardo questi due miei gioielli?



Come faccio a pensare a tutte le brutte cose che succedono quando vedo Nicola fare quella faccia a metà tra l'orgoglioso e il felicioso quando gli cantiamo la canzoncina "tanti auguri a teeeeeeeeeee"? E' inutile, sarà melenso ma devo dire che esattamente da due anni può cascare il mondo ma io non riesco a togliermi il sorriso dal cuore, grazie a quel piccolo (si fa per dire) topolino che è mio figlio e alle sue pazzie...uno che il giorno del suo compleanno


si sveglia accanto a
me...si avvicina al mio viso....aspetta che io apra gli occhi e sorridendo mi fa "buuuu".

giovedì 18 settembre 2008

...e quando guardo gli U2 !!!!!!!!!!!

Quando guardo l'Orso Baloo...

mercoledì 6 agosto 2008

Buone ferie a todos !!!

giovedì 17 luglio 2008

Il primo bagno di sangue

Come tutte le prime volte anche il primo taglio di tuo figlio ti sconvolge un poco. Soprattutto se è alla testa, soprattutto se tuo figlio urla alla disperata, soprattutto se non sai che fare al momento (pronto soccorso, chiami l'amico infermiere, ma no che è passato, però è una botta alla testa, massì basta tenerlo un pò sveglio...) e se quando chiedi cerotto e disinfettante ti guardano come se avessi chiesto "scusa mi metti un pò di cocaina nella birra?".

E come tutte le prime volte, beh dai non proprio tutte eh, ti viene un pò di magone (soppiantato dall'orgoglio nel sentirlo chiamare disperato "papààààààààààààà....papàààààààààà" in braccio alla mamma, :P o cmq quantomeno vuol dire che non è solo mammone un pò al papà ci pensa...)

martedì 10 giugno 2008

L'invasione dei rifiuti

Pascal Couchepin, presidente della Confederazione elvetica, ha fatto la voce grossa: "Non possiamo assolutamente chiudere gli occhi di fronte ai rifuti italiani, si tratta di un vero e proprio scempio. Se pensano di utilizzare ancora i nostri stadi come delle discariche riempiendoli dello loro ecoballe tossiche siamo pronti a cacciarli fuori a calci nel sedere."

lunedì 26 maggio 2008

Pontida Bier Fest

venerdì 9 maggio 2008

Ero solo un bambino

Tra i tanti fatti di sequestro, terrorismo, attentati quello di Aldo Moro credo sia il ricordo più indelebile. E anche il più forte. All'età di 7 mi portò direttamente a conoscere che esistevano persone cattive, persone cattive e pericolose per noi, intesi come "popolazione". Le brigate rosse divennero così il male assoluto, quella stella a 5 punte qualcosa di cui avere paura. Indelebile il tg con il quale si scoprì della morte e quel corpo accartocciato nella R4 ma ancora più indelebile quella mattina a scuola nella classe della IB situata nel sotterraneo, ad un certo punto qualcuno (forse mio padre credo, che insegnava nella IA) entrò e parlò con la maestra e poco dopo la maestra tirò fuori una radio e tutti ascoltammo le notizie. Notizie che parlavano di via fani, di poliziotti uccisi, di Moro rapito. Una cosa un pò sconvolgente per dei bambini delle elementari (oggigiorno prima di fare un atto del genere la maestra deve consultare il direttore, il consiglio di classe, i genitori, un paio di psicologi e andare a MAtrix a parlare di questa discutibile scelta) che ancora oggi ricordo, che ancora oggi mi "smuove" dentro...i primi passi nella dura realtà. Realtà che poi portò (indico a caso e a memoria di "bambino"): Dozier, Bologna, rapine con morti delle BR, la vigilia di Natale e l'attentato al treno del 23 dicembre.
A questo punto ci starebbe una frase finale, una morale, però non mi viene in mente niente a parte questo

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